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* COPERTINA



* DATE
Dal 07 febbraio (inaugurazione ore 18:00) al 04 marzo 2020




* DESCRIZIONE

La mostra si avvale di una selezione di trentacinque pastelli, di medio, piccolo e grande formato, dedicati al paesaggio siciliano, soggetto di elezione della ricerca artistica di Nucci: le case padronali, le mura di cinta invase da rigogliosi fiori rampicanti, le palme nella loro maestosa bellezza.

 Gli orizzonti di Nucci evocano varchi verso l’infinito, porzioni di cielo che si sottraggono al caos cittadino; una sorta di ritorno alle origini che favorisce l’ascolto del silenzio e l’immersione nella Natura.

Una parte delle opere in esposizione proviene da una preziosa raccolta di appunti, realizzati con i pastelli su piccoli fogli, raccogliendo ricordi o testimonianze di viaggio, fissati dall’artista nel momento dell’ispirazione. 

Scrive Aldo Gerbino nel testo di presentazione: […] Tale impressionistica sostanza non può che confermarsi con Enzo Nucci, sia nella geometria della palma, sia nella pastosa concretezza delle erbe, sia nella calcinata, gessosa consistenza di conci, casolari, tegole affocate nel sole meridiano, portando con sé, il peso ineffabile dei raggi, la storia fotonica del nostro cosmo. Molto lo ritroviamo confermato nella stessa meccanica del pastello congeniale all’artista, e non certo subalterno ai pigmenti della pittura situandosi, per estatici trasognamenti, a maggior sostegno del reale. […]

 

Enzo Nucci (1941-2015) ha fatto di Sciacca, sua città natale, il punto di riferimento ottico ed emotivo: La sua ricerca, continua e impegnata con l’uso di molteplici tecniche, consegna al pastello la sua sostanza spirituale e contemplativa. Numerosissime e qualificate le sue partecipazioni Collettive (dalla Permanente di Milano al Palazzo del Vittoriano in Roma; dal Premio Michetti al Palazzo Reale di Milano alla LIV Biennale veneziana), così le sue Personali allestite in gallerie private e in spazi istituzionali di prestigio. Dopo l’esordio a Reggio Calabria nel 1960, si ricordano: Galleria La Tavolozza, Palermo (1984); Palazzo Sarcinelli, Conegliano (1994); Galleria Forni, Bologna (1995); Casa dei Carraresi, Treviso (1999); Stadtmuseum, Tubinga (2001); Antologica Loggiato San Bartolomeo, Palermo (2003); Antologica ex Convento di San Francesco, Sciacca (2008); Galleria Elle Arte, Palermo (2014); Retrospettiva Casa Museo Scaglione, Sciacca (2019). Interessi critici: Philippe Daverio, Marco Goldin, Vittorio Sgarbi, Giuseppe Quatriglio, Ruggero Savinio, Aldo Gerbino, Enzo Siciliano, Marco Meneguzzo, Lucio Barbera, Stefano Malatesta, Paolo Nifosì, Sergio Troisi, Tanino Bonifacio, Rita Ferlisi, Piero Longo, Emilia Valenza, Valentina Di Miceli, Martina Corgnati, Sebastiano Grasso, Piero Guccione, Eva di Stefano, Roberto Tassi.

 

La mostra si protrarrà fino al 4 marzo 2020

Ingresso libero. Orari 16,30/19,30 (Chiuso domenica)

Per informazioni tel. 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it.  website: www.ellearte.it          

Palermo, 24 gennaio 2020

‘Il peso di un raggio’

di Aldo Gerbino

 

Per Enzo, il recinto visivo ed emozionale appare ancora compreso nelle spire silenti di vicolo Imbornone (in quel di Sciacca), luogo in cui insisteva (e insiste) il suo Studio-laboratorio di pittura ancora caparbiamente abitato dalla sua anima. In parallelo possiamo porre tale immagine a riscontro di quanto la sua poesia, dichiarava Edoardo Cacciatore, fosse perentoria gemmazione della prosa, rappresentando tout court “un’ermeneutica della realtà”. Si tratta – per il poeta palermitano d’origine agrigentina, vissuto a Roma a contatto della romantica atmosfera della ‘Keats-Shelley Memorial House’ – di un vero e proprio «atto liberatorio, un soccorso conoscitivo che il poeta può prestare ai suoi simili perché si è addentrato più di loro a capire la realtà». E così è stato per Nucci, artista sospinto verso un’ossessiva quanto necessaria ermeneutica del paesaggio siciliano. Sottile interpretazione la sua in quanto, addentrandosi sempre più nella struttura tissutale della natura, filtra il suo paesaggio, fintanto che questo paesaggio, traslato ed eluito in noi tutti, s’è andato collocando nell’intimità retinica e spirituale di ciascuno di noi assumendo la sembianza di un nostro ineludibile paesaggio. Il giardino ermeneutico e poetico di Cacciatore, narrato e compreso nel primo verso lucentemente abitato dal «viottolo di robinie e rose scempie» trascina quel peso di un raggio misurato dalla speculazione del poeta, venendo a coincidere e sovrapponendosi ai giardini mediterranei di Enzo, con le sue chiare case padronali cinte dal rosso fulvo delle buganvillee. E in tale scenario visivo e olfattivo ecco l’apparizione di giallastre colonne selinuntine vestite della fioca luce crepuscolare per altro accompagnate dall’indefettibile iconema prodotto nella forma essenziale della palma: ora timidamente emersa dal confine di un mare àfrico oppure, proprio nel vicolo tufaceo, alimentata da continui refoli marini, da fluviali ricami vetrosi, secrezione di un eterogeneo schieramento di conchiglie lambenti entomologiche e botaniche consistenze. Un humus esistenziale il quale si rivela grazie a quel motore ansiogeno che muove l’insistita circumnavigazione d’un giardino oppure – com’è detto nell’esemplare testo di Cacciatore dal metafisico titolo: “Il peso di un raggio” (una quartina in tredecasillabi del 1989) – un prender corpo dalla stratificazione di voci, quelle stesse cerose voci emerse dal pastello di Enzo. Versi e segni i quali, espungendo le qualità di un vissuto raccolto dal presente, evidenziano quanto di esso, circolarmente, refluisca nel passato. Ci stupisce la chiusura della quartina cacciatoriana per l’apparizione del luminoso riflesso acceso dalla chitina d’un insetto, nello stesso modo in cui Ernst Jünger, nel suo viaggio siciliano tra le Caronìe, racconta del suo fortunoso incontro con il Capnodis, aureo e solitario coleottero. Esso concreta, per lo scrittore, filosofo e passionale naturalista di Heidelberg, l’irrorazione solare, l’ordito del mantello culturale, l’equilibrio geometrico dell’evoluzione, nel modo coerente in cui il Paesaggio del 2002 di Enzo par condensarsi in brina, in calore o nella nervosa compattezza di un verde muschiato turgido di luce e occultati gerani selvatici. Tale impressionistica sostanza non può che confermarsi con Enzo Nucci, sia nella geometria della palma, sia nella pastosa concretezza delle erbe, sia nella calcinata, gessosa consistenza di conci, casolari, tegole affocate nel sole meridiano, portando con sé, il peso ineffabile dei raggi, la storia fotonica del nostro cosmo. Molto lo ritroviamo confermato nella stessa meccanica del pastello congeniale all’artista, e non certo subalterno ai pigmenti della pittura situandosi, per estatici trasognamenti, a maggior sostegno del reale. Di conseguenza: muri obsoleti, architetture percosse dall’urto del giallo, ricami cangianti di Impressioni di luce, il meriggiare azzurrino sottratto al tempo di pigri sguardi, distillano l’esistenza nelle maglie tremanti d’un incipiente “far della sera”, tra fiamme estive, assorte malinconie, autunnali manciate di terra, ombre.

 

 



* INFORMAZIONI

La palma e l’azzurro

a Vincenzo Nucci

 

Nello stelo bugnato riconosci

l’albero della vita e la sua gloria

il tronco accidentato che si  leva

verso il cielo infinito dei deserti

per poi migrare alle  sonanti rive

di mari e fiumi in  terre soleggiate

dove la chioma plissettata s’apre

alla luce  che fonde in geometrie

d’archi  più acuti e risplendenti  chiome

Il frattalico segno della gioia

che rinasce e s’abbraccia all’essenza

del regale paesaggio  rapito

dai   tuoi colori che  si fanno luce

dell’anima vibrante  come nota

della terrestre sinfonia già ordita

nel bianco immacolato della tela

dove è  scritta la tua e la nostra storia

in cerca della indocile bellezza.

 

Piero Longo

Palermo 14  gennaio 2020     


* OPERE