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* COPERTINA



* DATE
Dal 15 ottobre (inaugurazione ore 17:00) al 14 novembre 2020




* DESCRIZIONE

COMUNICATO STAMPA

LA GALLERIA ELLE ARTE DI VIA RICASOLI, 45 PALERMO COMUNICA CHE:
GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2020 ALLE 17 SI APRIRÀ LA PERSONALE DI

BICE TRIOLO

“Indovina chi viene a cena”

La mostra raccoglie venti oli su tela che declinano e celebrano la tematica della tavola
nelle sue svariate accezioni.
Spaziando sempre nel solco della sua cifra intimista, Bice Triolo innalza un inno
all'ospitalità, rende omaggio al desiderio di condividere la bellezza di un luogo, la
squisitezza di dolci fragranti, il profumo di crostacei e frutti di mare, il gusto delicato
di prelibate pietanze, la trasparenza policroma di golose gelatine.
Mentre dipinge l'artista scrive e declama con grazia un'ode alla convivialità che, in un
periodo storico in cui l'uomo sembra condannato alla solitudine, suona come l’auspicio di
un sereno e luminoso ritorno alla condivisione, ad una vita sociale priva di timori e libera
da precauzioni.
Scrive Salvo Ferlito nella presentazione al catalogo:
[...]Bice – ancora una volta – ci coinvolge nel suo mondo interiore, nella sua consolidata
elegia dalla vis immaginifica, chiamandoci a riflettere su quanto avvenuto – e purtroppo
ancora in corso – con sguardo lieve eppur profondo, disvelando – dietro la parvenza
pirotecnica della sua pittura – il senso di spiazzamento e di inquietudine indotto dallo stato
delle cose.
Non v’è “morale della favola” in queste opere (che pure fabulae sono per la fattiva capacità
di raccontare e raccontarsi), ma un motivato auspicio: quello di poter tornare quanto prima
ad una fisiologica vita individuale e soprattutto socio-conviviale. E ciò non nell’errata
convinzione che tutto possa esser come un tempo, ma nella consapevolezza d’una
obbligata renovatio: d’una presa di coscienza di quel senso del limite (personale e
collettivo) da cui ripartire per una più civile e qualitativa socialità. [...]
Bice Triolo è nata a Trapani. Vive ed opera a Palermo
In galleria sarà presente l’artista.
Catalogo Elledizioni, Collana Rosa dei venti con un testo di Salvo Ferlito
La mostra si protrarrà fino al 14 NOVEMBRE 2020 e potrà essere visitata su
appuntamento dal lunedì al sabato nei seguenti orari: 16.30/19.30. Chiuso domenica
e festivi.



* INFORMAZIONI

LE CENE SILENTI

Nella patria del melodramma (e più specificamente nella terra dell’opera
dei pupi), da una produzione artistica realizzata nel bel pieno di una
devastante epidemia molti si sarebbero aspettato un esibito profluvio di
lacrime e tutto un pullulare di gramaglie e grida di prefiche.
E invece no.
Nella sequenza di immagini dipinte da Bice Triolo nel periodo marzo-
aprile 2020 (i fatidici mesi della chiusura totale del paese), per fortuna,
non è dato ravvedere nulla di tutto ciò. Nessuna ostentazione di orrore o
di terrore, nessun grido strozzato od urlo sopratono, nessun estroflesso
“memento mori” o richiamo a qualsivoglia “punizione divina”, nessuna
denuncia moralistica o monito inquisitorio, nessuna sguaiataggine
apotropaica o deriva iettatoria, nessuna cupezza visuale o mortificazione
coloristica. Piuttosto una pittura brillante ed ipercromica, irretente ed
abbagliante nel suo vitreo splendore, e tutta incentrata sulla dimensione
per lo più domestica della tavola e della riunione conviviale.
Qualcuno – l’immancabile Catone di turno – potrebbe obiettare che la
nostra brava Bice, con questi suoi quadri caleidoscopici e smaglianti, del
tutto deprivati di parventi agganci con la situazione contingente, non
abbia minimamente colto lo “spirito del tempo”, estraniandosi in un
“ambito altro”, sistematicamente depurato d’ogni cura e d’ogni doglia e
ampiamente intriso di pregnante apatia. Ebbene, costui si sbaglierebbe; si
sbaglierebbe perché lo “zeitgeist” non sta esclusivamente in una
pedissequa traduzione visuale dello hic et nunc, non risiedendo – infatti
–nell’obbligata resa cronachistica di quanto accade intorno a noi. Esso
può esprimersi ampiamente anche per semplice “specularità”, per
inversione del “canone convenuto” nel suo simmetrico opposto, e quindi
mediante la sostituzione di tetraggini e cupezze con slanci coloristici e
solarità.

Proprio per questo, le “cene silenti”, ovvero le tavole imbandite
raffinatamente dipinte da Bice Triolo nel marzo-aprile di quest’anno, – ad
onta delle apparenze – raccontano con vivida dovizia quanto accaduto
non meno di opere d’arte che descrivano nel dettaglio i fatti e le vicende
che continuano impietosamente a vessarci e attanagliarci.
Si tratti di interni intimistici (Due finestre, Cibo per la mente, Gelatine,
Tovaglia verde, Mangiamo fiori, Vento, Il servizio blu, In cucina) o di
esterni pausati e atemporali (Aragosta, Ricci, Rose gialle, La festa è finita,
Frutti di mare, Tovaglia rossa, Tamerici, Picnic sull’erba e Picnic nel
bosco), queste pitture si ergono infatti a riflesso puntuale d’uno stato
della mente e d’una condizione esistenziale non riferibili esclusivamente
alla nostra Bice, ma largamente condivisibili anche da chi è chiamato ad
osservarle e ad immergersi nella loro suadente trama narrativa.
Non tragga in inganno l’evidente desolazione degli ambienti, poiché la
mancata presenza umana è una abituale cifra stilistica di Bice Triolo;
piuttosto è proprio l’idea del convivio imminente, dell’approssimarsi
d’una condivisione alimentare, affettiva e socioculturale (in quei mesi di
fatto impedita), a farsi carico dei dinamismi intrapsichici di natura
emozionale, così tradotti in un immaginario che travalica elegantemente
il mero ambito della compulsione incontrollata, pervenendo – come è
tipico del migliore fare artistico – a visioni sublimate di intensa
suggestione.
Fuor da romanticismi di maniera e da banali piagnistei, Bice – ancora una
volta – ci coinvolge nel suo mondo interiore, nella sua consolidata elegia
dalla vis immaginifica, chiamandoci a riflettere su quanto avvenuto – e
purtroppo ancora in corso – con sguardo lieve eppur profondo,
disvelando – dietro la parvenza pirotecnica della sua pittura – il senso di
spiazzamento e di inquietudine indotto dallo stato delle cose.
Non v’è “morale della favola” in queste opere (che pure fabulae sono per
la fattiva capacità di raccontare e raccontarsi), ma un motivato auspicio:
quello di poter tornare quanto prima ad una fisiologica vita individuale e

soprattutto socio-conviviale. E ciò non nell’errata convinzione che tutto
possa esser come un tempo, ma nella consapevolezza d’una obbligata
renovatio: d’una presa di coscienza di quel senso del limite (personale e
collettivo) da cui ripartire per una più civile e qualitativa socialità.

Salvo Ferlito


* OPERE